Claudio è qui. Era ora.

È sceso da quel palco, Claudio.

E su quello strano palco, fatto di frammenti della sua storia musicale, ha lasciato anche le scorie del politicamente corretto e il Baglioni da salotto radical-chic, in abiti che non sono i suoi, dove ha incontrato molte maschere e pochi sguardi sinceri.

Lui non è più lì, ma finalmente è qui; dove è sempre stato, poggiato mani e piedi sulle fondamenta del suo straordinario personaggio musicale, nato prima, molto prima, dell’animale da palcoscenico e del grande performer.

L’ultimo Claudio, quello che abbiamo amato come atto di fede, ha girovagato fra musica e parole cercando un altro se stesso, che forse non è mai esistito: un po’ più impegnato, un po’ più ansioso di piacere agli altri, troppo preoccupato di non apparire solo come un’anziana icona della musica leggera italiana.

Uno sforzo enorme, inutile per un artista “totale” e che non ha mai avuto bisogno di dimostrare nulla.

In questo singolo Claudio torna se stesso, si cita senza sembrare tracotante e autoreferenziale, perché solo i giganti possono scrivere di se stessi e restare umili: c’è la maglietta fina, ci sono i giorni di neve, c’è la ragazza di campagna, ci sono gli abbracci e i baci, i tramonti, le albe e le aurore della sua Roma adagiata lungo il Tevere.

E c’è molto altro ancora, ricostruendo parola dopo parola l’immensa discografia e le decine di testi che hanno riempito diari e cuori in cinquant’anni di storia musicale.

E poi c’è la sua donna, chiunque essa sia: la musa ispiratrice, l’unica scintilla che abbia mai potuto accendere il fuoco sacro e fatuo dell’immenso talento vocale e artistico del ragazzo di Montesacro, quella che chiudeva a chiave la porta e quella dei mille giorni di lui e di lei.

È solo un singolo, che diventerà un disco, ma ci racconta come un pischello del ‘51 ritrovi “l’alfa e l’omega” grazie al più banale e introvabile dei talenti: la semplicità.

Semplice il motivo, semplice e struggente il testo, semplice la chiave di lettura per gli esegeti del pensiero baglioniano come per i figli e le nipoti che lo hanno visto nei vinili sotto naftalina e nelle migliaia di copie ristampate su ogni supporto, prima che a sgambettare sul palco dell’Ariston.

Strada facendo Baglioni torna a far vibrare le corde dei sentimenti e riabbraccia il proprio pubblico, forte forte, a settant’anni.

Come un ragazzino, parlando d’amore.

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